I TRUCCHI PER NON FARSI ROVINARE LA VACANZA DAL JET LAG

27 Nov

Una cura vera e propria non esiste, ma, tra rimedi dolci e

qualche piccolo stratagemma, è possibile minimizzarne gli effetti

L’avete programmato da mesi e finalmente è arrivato il momento della partenza per il viaggio da sogno tanto sospirato. Ma se all’arrivo non volete passare i primi giorni di vacanza  chiusi in camera, intontiti dal jet lag, dovrete prendere qualche precauzione speciale.

La “sindrome da fuso orario” o da “sfasamento dell’orologio biologico” è uno dei disturbi più insidiosi per la quasi totalità delle persone che si mettono a bordo di voli intercontinentali: sballottati da un emisfero all’altro, alle prese con ritmi diversi, molti fanno fatica ad adattarsi ai nuovi orari. Il jet lag infatti altera i normali cicli biologici, causando malessere generale, che può manifestarsi sotto forma di stanchezza, nausea, nervosismo, depressione, tachicardia, mal di testa, inappetenza, irregolarità intestinale (diarrea o, al contrario, stipsi),  insonnia o sonnolenza.

Gli effeti variano a seconda del verso in cui si viaggia e sono più accentuati se ci si muove verso est: in questo caso infatti il numero di giorni necessari per ritrovare il benessere sarà pari a circa i due terzi del numero di fusi orari che si attraversano (se, ad esempio, se ne percorrono nove, ci vorranno più o meno sei giorni per recuperare il jet lag); mentre viaggiando verso ovest i giorni per riprendersi saranno la metà dei fusi orari (nell’esempio precedente, quindi, torneremo in forma dopo oltre quattro gioni).

I tentativi di arginare il problema sono a tutto campo. Purtroppo ancora non esiste una vera e propria cura farmacologica, ma per ora ci si deve accontentare dei cosiddetti rimedi “dolci”, in grado comunque di minimizzarne gli effetti: la buona vecchia melatonina resta il metodo più efficace per regolare il ritmo sonno-veglia; in alternativa si può ricorrere ad alcuni rimedi omeopatici e omotossicologici; ma nuovi farmaci sono in fase di sperimentazione e promettono di essere di gran lunga più efficaci di quelli attualmente in commercio.

Anche l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nel tentativo di recuperare le energie perdute in volo. Se si vuole anticipare il sonno, prima di andare a letto è opportuno scegliere cibi ad alto contenuto di caseomorfina (come latte e formaggi), di zuccheri e carboidrati (pasta, pane, dolci), che favoriscono il rilassamento e inducono il sonno; al contrario, per restare svegli più a lungo, bisogna assumere sostanze nervine, come caffè e cioccolato, nonché preferire alimenti altamente proteici, che danno energia e quindi aiutano a restare svegli.

Per prevenire i disturbi ancor prima di mettersi in viaggio, può essere utile seguire i consigli del dottor Charles Ehret. Secondo il cronobiologo americano, nei quattro giorni che precedono la partenza, bisognerebbe alternare un giorno di dieta libera a uno di dieta leggera (pasta con poco burro o sugo di pomodoro, carne bianca cotta ai ferri, verdura cruda e frutta). Inoltre, per aiutare l’orologio biologico, già da un paio di giorni prima del viaggio, si possono adottare semplici accorgimenti definiti “tecniche di pre-adattamento”, come consumare i pasti e coricarsi secondo l’orario in vigore nei paesi di destinazione.

Ma c’è anche chi arriva a considerare rimedi più estremi: secondo uno studio di ricercatori della Harvard Medical School e del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, contro la sindrome del jet lag occorrerebbe cambiare drasticamente la routine alimentare, saltando i pasti per circa 16 ore. Così facendo si ingannerebbe il cervello, il quale, oltre a tener conto dei giorni in base alle fasi sonno-veglia, si regola anche sull’orario dei pasti. In tal senso, dunque, cambiando l’orario del cibo sembra che sia possibile modificare anche quello del sonno, velocizzando in tal modo il processo di adattamento.

Ma spesso sono gli accorgimenti più semplici a essere i più utili: nei giorni pre-decollo è importante evitare lo stress, condurre una vita regolare, adottare una dieta leggera e rinunciare al vino. Una volta in volo, per quanto tentati dal bicchiere di prosecco offerto in business class, meglio farsi versare dell’acqua o del succo di frutta: l’effetto combinato di alcol e altitudine infatti peggiorerebbe notevolmente i sintomi del cambio di fuso orario.

Quando finalmente si è toccata terra, è importante cercare di abituarsi il più in fretta possibile ai ritmi del Paese d’arrivo. Per cui, giunti a destinazione, se fuori c’è il sole, uscite per fare una bella passeggiata: la luce infatti è un eccellente orologio naturale su cui l’organismo regola i suoi ritmi, in quanto inibisce la produzione di  melatonina (l’ormone che ci dice “quando andare a letto”).

Tra gli altri trucchi per ridurre al minimo i disturbi, ci sono compagnie aeree che si danno da fare, offrendo ai propri clienti consigli personalizzati sulla base del tipo di viaggio e delle abitudini personali dei singoli viaggiatori. C’è poi chi fa appello ai segreti dell’aviazione e persino della Nasa: l’agenzia spaziale ha messo appunto una tecnica di alternanza fra sonnellini di 26 minuti ciascuno e tazze di caffè. Nonostante l’apparente contrasto, il metodo sembra funzionare: il caffè infatti agisce soltanto dopo quindici-trenta minuti, risvegliando quasi meccanicamente il viaggiatore che, nel frattempo, si è rigenerato grazie la pisolino. Per gli uomini d’affari, infine, saranno a breve disponibili camere d’albergo “anti-get lag”, con luci e finestre appositamente studiate, cuscini e materassi speciali e sveglie non troppo assillanti! Sono proprio i manager, infatti, costretti a  spostarsi frequentemente su voli transoceanici e senza la possibilità di riposarsi adeguatamente una volta giunti a destinazione, i più colpiti dal problema. Ma se il viaggio è di breve durata, come spesso avviene per i viaggi d’affari, è più utile mantenere l’orario d’origine, piuttosto che tentare di adeguarsi a quello locale.

Il malessere da jet lag, comunque, non colpisce tutti: un viaggiatore su tre non risente affatto del cambiamento dei ritmi: chi è abituato a dormire poco e addormentarsi a tarda notte ha una sorta di scudo naturale e riesce più facilmente  a sopportare il cambiamento d’orario. Il richio di penare maggiormente è invece più alto per chi è metodico e segue orari precisi nelle attività quotidiane, svegliandosi di buon’ora e andando a letto presto.

Gli unici a non doversi preoccupare di tutto questo sono i bambini piccoli: fino a due anni infatti si adattano con estrema facilità al nuovo fuso, in quanto i loro ritmi biologici non sono ancora perfettamente stabiliti e, anche crescendo, i ragazzi risultano molto più elastici degli adulti a superare qualche piccolo problema di sonno.

In ogni caso è importante non dimenticare che qualche giorno di adattamento è necessario anche quando si torna a casa: quindi evitate di rientrare proprio il giorno prima di andare al lavoro… se non volete rischiare di addormentarvi sulla scrivania!

Giulia Sonnino MImun

 

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