LE INSIDIE DELLA PAUSA PRANZO

28 Nov

“A pranzo un panino al volo e adesso non ci vedo più dalla fame!”:

non è uno spot, ma la realtà degli uffici italiani


 

C’era una volta il padre di famiglia che rientrava a casa per il pranzo; c’erano i figli che tornavano da scuola e la moglie che li aspettava  per mettere i piatti in tavola e mangiare tutti assieme; e c’era una volta anche la famosa “pennichella”, l’abitudine di schiacciare un pisolino dopo mangiato, per ricaricare le energie prima di tornare al lavoro…

Oggi gli stili di vita sono radicalmente cambiati: molte donne lavorano, la scuola è diventata a tempo pieno e  i ritmi sono sempre più frenetici, specialmente nei grandi centri urbani, dove ormai, visti i ridotti intervalli di tempo libero, si è affermata l’abitudine di consumare il pasto fuori casa, vicino o addirittura sul posto di lavoro.

Può trattarsi di uno snack veloce alla scrivania, per non perdere tempo, o al contrario di un pranzo succulento al ristorante, per “staccare un po’ la spina”. Fatto sta che la sosta della pausa pranzo si trasforma spesso in un vero e proprio attentato alla nostra salute: una carenza di elementi nutrizionali o squilibri ed eccessi calorici possono infatti mettere a rischio il nostro benessere, aumentando il richio di insorgenza di alcune malattie metaboliche e degenerative.

Bar, mense, trattorie, fast food offrono ormai molte alternative, ma, per evitare pericolosi errori dietetici, bisogna stare attenti e saper scegliere. È sempre più diffusa la cattiva abitudine di saltare la colazione e sostituirla con due, tre caffè nell’arco della mattinata: nulla di più sbagliato! Il risultato infatti è quello di arrivare al momento del pranzo letteralmente affamati, rischiando così di scegliere pietanze ipercaloriche, come primi piatti elaborati, fritti e dolci al posto della frutta. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che il tempo a disposizione è sempre molto scarso (variando mediamente da quaranta minuti a un’ora) e che si torna immediatamente dopo a svolgere lavori sedentari, ecco che la digestione diviene particolarmente laboriosa e può facilmente provocare sonnolenza, gonfiore e bruciore di stomaco.

Talvolta però l’intervallo è talmente breve da non consentire neppure di mettersi a tavola per consumare un pasto completo. Ecco dunque che il panino del bar si trasforma nel protagonista indiscusso dei nostri pranzi. È importante quindi sceglierlo con accuratezza: no a focacce e pani conditi, bandite salse e farciture eccessivamente grasse (come salumi e formaggi); meglio preferire panini semplici e integrali, imbottiti con verdure grigliate o carne magra (come tacchino e bresaola). Al bar poi una valida alternativa può essere rappresentata dalle insalatone miste preconfezionate, che apportano fibre alimentari, vitamine e minerali. Attenzione però a evitare eccesivi mix iperproteici.

C’è poi chi il panino decide di mangiarlo frettolosamente davanti al computer o comunque seduto alla scrivania, per non rischiare di perdere tempo e concentrazione. A descrivere sinteticamente questa brutta moda degli ultimi anni, come spesso avviene, ci hanno pensato gli americani: si chiama “desk-eating” e si tratta di un’abitudine alimentare asollutamente malsana. I fabbisogni dell’organismo trovano infatti soltanto una soddisfazione momentanea, ma nel giro di pochissimo tempo, la fame torna a farsi sentire, traducendosi in un continuo spizzicare durante tutto il pomeriggio. Tra l’altro chi sceglie di mangiare alla scrivania, si accontenta spesso di consumare gli snack comprati al distributore automatico, saturi di conservanti, additivi, coloranti, che, oltre alla linea, possono rivelarsi nocivi anche per la salute. Lavorare col boccone in bocca, infine, può compromettere e rendere più difficoltosa la digestione, proprio a causa dell’ansia e della fretta che si hanno nel consumare il pasto. Godersi con calma l’intervallo, quindi, è sacrosanto!

Negli ultimi anni, poi, sta tornando in auge anche un vecchio must: la cosiddetta  “schiscetta”, ovvero il pranzo preparato a casa e conservato in piccoli contenitori da portare con sé a lavoro. Secondo uno studio del magazine enogastronomico Alice Cucina, oltre la metà dei dipendenti degli uffici italiani sceglie questa opzizone per conciliare dieta e risparmio. Si tratta di un retaggio operaio di padri e nonni che torna a imporsi prepotentemente come uno stile di vita, oltre che un’alternativa ai costosi ristoranti e ai poco salutari fast food.

Un panino con le verdure grigliate, un’insalata leggera, una pasta fredda, una frittatina; e se poi in ufficio si ha a disposizione un microonde – in alternativa esistono anche moderni scaldavivande usb da connettere alla presa del computer -, è possibile sbizzarrirsi a riscaldare paste, carni e verdure, ampliando riccamente la gamma dei possibili abbinamenti, a tutto vantaggio della propria salute. Anche in questo caso però è fortemente sconsigliato consumare il pasto alla scrivania: telefono e mail, infatti, non devono interrompere la pausa pranzo; bisogna invece concentrarsi su ciò che si sta mangiando, apprezzando appieno il gusto delle pietanze.

C’è, infine, chi (specialmente tra le donne) durante la giornata lavorativa non  mangia nulla o quasi: anche in questo caso si tratta di un comportamento deprecabile, data l’importanza della pausa pranzo, fondamentale per soddisfare l’appetito e ricaricare l’organismo dopo la mattinata lavorativa.

Per scegliere in modo sano ed equilibrato cosa mettere nello stomaco quando si è in ufficio, la regola d’oro è: “Non essere mai digiuni e mai completamente pieni”: quindi via libera a pranzi leggeri, preferibilmente a base di carboidrati, con pochi grassi, assolutamente senza alcol  e, soprattutto, da consumare con calma e seduti…con una certa comodità!

Giulia Sonnino Mimun

 

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