GLI AMICI SI SCELGONO, I COLLEGHI NO!

13 Dic

Sono tante le occasioni di attrito

che minano il benessere dei lavoratori;

qualche  consiglio per cavarsela in ufficio


            Non si vive di solo stipendio!

Strano a dirsi, ma per i lavoratori italiani ciò che più conta in ufficio non è quello che si riceve in busta paga a fine mese, bensì la qualità delle relazioni interpersonali che si riescono a instaurare con i colleghi e con il capo. Il benessere sul lavoro, infatti, è determinato da una serie complessa di fattori: economici, organizzativi, ambientali, sociali, ma, stando alle statistiche, soprattutto relazionali. Un’azienda, se da un lato è costituita da beni e competenze tecniche, dall’altro si appoggia sull’elemento umano; ciò rende sempre più rilevante l’attenzione al benessere dei dipendenti, in quanto la serenità dei rapporti sociali ne influenza direttamente la salute e la qualità della vita, riflettendosi anche sull’efficienza nel conseguimento degli obiettivi d’impresa.

Instaurare legami di amicizia in ufficio è una vera fortuna, ma, purtroppo non sempre è la norma. Più spesso infatti la vita tra le scrivanie è caratterizzata da individualismo, sfiducia e competizione. Secondo un’indagine Eurofound, gli italiani sarebbero infatti agli ultimi posti tra i paesi europei per livello di cooperazione sul lavoro: soltanto un impiegato su due ha la possibilità di chiedere aiuto ai colleghi e ancor meno sono i fortunati che possono permettersi di rivolgere i propri quesiti al diretto superiore. Alla luce di ciò, non sorprende il fatto che nel Belpaese sia davvero poco diffuso il lavoro di gruppo; se infatti nel resto del Vecchio Continente oltre la metà dei lavoratori opera costantemente in team, da noi ciò avviene soltanto nel 39% dei casi.

Faccia poi un passo in avanti chi non resiste al minimo spiffero e ha un collega che, anche in pieno inverno, tiene l’aria condizionata al massimo o chi, al contrario, non sopporta il caldo e il suo vicino di scrivania è un gran freddoloso… I motivi di tensione all’interno di un ambiente lavorativo sono davvero numerosi e spesso sono sufficienti banali scaramucce a rendere elettrica l’atmosfera. Conflitti, malintesi, litigi, rivalità: le occasioni di attrito sono le più varie, ma, per trovare la soluzione adatta a superare ciascuna di esse, è opportuno innanzitutto  individuare le vere cause che vi si celano dietro.

Alla base di ogni dissapore infatti, è possibile distinguere tre categorie di fattori: può trattarsi di conflitti generazionali, di personalità o di interesse. Nel primo caso, capita sempre più frequentemente che all’interno dell’impresa gli impiegati più giovani si scontrino con i più anziani: se i primi considerano arcaici i metodi di chi ha qualche anno di più, questi ultimi giudicano troppo audace il modo di agire dei novellini. Da queste posizioni è facile che scaturiscano incomprensioni, rifiuto di adattarsi e rimessa in discussione delle reciproche competenze. Si tratta tuttavia di controversie facili da risolvere semplicemente usando un po’ di buona volontà: riconoscendo le proprie lacune, da una parte e dall’altra, è infatti possibile riaprire il dialogo e magari imparare a considerare in modo positivo le differenze: non più retrogradi contro avventati, ma esperti insieme ad avanguardisti.

Nella circostanza in cui i conflitti siano legati alla personalità dei singoli, è bene tenere a mente che non sempre è possibile piacere a tutti. Caratteri, background culturale e filosofie di vita differenti sono effettivamente fattori che possono facilmente accendere gli animi, ma si può risolvere il problema adottando una strategia di elusione: con un po’ di abilità si può infatti imparare a evitare accuratamente gli argomenti “problematici” e, qualora ciò non fosse possibile, è importante esprimere le proprie idee cercando sempre di rispettare quelle degli altri e, soprattutto, con educazione. Essere educati (e pretendere che gli altri lo siano con noi) è la prima regola per andare d’accordo.

Vi sono infine i cosiddetti conflitti “d’interesse”: lotte di potere intestine all’azienda che possono riguardare un aumento di stipendio, una promozione o semplicemente il volersi mettere in bella mostra di fronte al capo. Talvolta questa competizione è addirittura stimolata dalle stesse aziende al fine di ottenere da ciascuno i migliori risultati, senza rendersi conto che, così facendo, gettano le basi per la rovina del clima generale e, conseguentemente, dei risultati finali. In questi casi è necessario fare chiarezza e stabilire, una volta per tutte, i confini del territorio spettante a ciascuno.

Insomma, sembra che gli open space e le dichiarazioni di intenti spese da qualche manager per stimolare la cooperazione non servano a molto. A volte la tentazione di rispondere per le rime alle provocazioni è davvero forte; eppure un’escalation di violenza avrebbe il solo risultato di avvelenare ulteriormente situazioni già tese di per sé; senza considerare inoltre che le arrabbiature fanno soltanto male alla salute, aumentando considerevolmente lo stress di chi ci si imbatte.

Le aziende sono dunque chiamate a un importante investimento formativo nelle competenze trasversali dei propri dipendenti, mirando in primo luogo a migliorarne le abilità di comunicazione, nonché le capacità nel gestire situazioni difficili e lavorare in gruppo.

Sono proprio i rapporti interpersonali a colorare la giornata lavorativa del singolo impiegato ed è ciò che traspare all’esterno, nelle relazioni con i clienti, con i fornitori e con gli utenti; migliorarne la qualità, quindi, significa migliorare il benessere psicologico di ciascun lavoratore e, di conseguenza, la sua performance e la soddisfazione nel conseguimento degli obiettivi aziendali.

Giulia Sonnino Mimun

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