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“LATO B” MOZZAFIATO… ECCO COME OTTENERLO

12 Feb

Troppo cadente, troppo piatto o troppo grasso.

Se il fondoschiena perfetto è un pallino fisso,

la chirurgia estetica può aiutare

 

 

Fa diventare matti uomini e donne, è più apprezzato se scolpito e a mandolino, è omaggiato da rassegne fotografiche e da cartelloni pubblicitari, è al centro dello show business, ma anche di infuocate polemiche sul senso del pudore: stiamo parlando del lato più nascosto  e al tempo stesso più in mostra, il lato B.

            Nell’epoca dei calendari e delle veline, in cui i canoni estetici sono quelli dettati dalla televisione e incarnati da showgirl dal fisico incendiario del calibro di Belen Rodriguez, Nina Senicar e Aida Yespica, è facilmente coprensibile che il desiderio di un fondoschiena da urlo sia in testa ai pensieri di molte donne, comuni mortali, che vorrebbero accostarsi alle statuarie bellezze dello star system.

In realtà il “trend del posteriore” era stato sdoganato dai media italiani già negli anni ’90, quando una giovanissima Michelle Hunziker si prestava (o meglio, prestava il suo fondoschiena) come testimonial per una nota azienda produttrice di biancheria intima. Da allora il lato sexy si è imposto come vero e proprio ogetto di venerazione, divenendo il chiodo fisso di molte donne, desiderose di sperimentare l’effetto “calamita” che questa parte del corpo possiede sugli sguardi maschili. A chi non lo ha avuto in dotazione da Madre Natura, corre dunque in soccorso la chirurgia estetica, proponendo diverse tecniche di intervento, a seconda degli inestetismi da correggere.

Se il problema riguarda il grasso di troppo, l’operazione più adatta è senz’altro la la liposcultura. Si tratta di un intervento chirurgico di rimodellamento, che va ben oltre la classica liposuzione: contestualmente alla diminuzione del volume tramite la rimozione mirata dei depositi di grasso in eccesso, infatti, il chirurgo rimodella quello residuo, regalando al corpo, come un artista alla sua opera, l’armonia d’insieme di cui era privo. Attraverso questa tecnica è dunque possibile plasmare i fianchi, la regione sacrale e la zona esterna della coscia, “scolpendo” i glutei in modo da slanciare la figura e metterne in risalto i contorni.

Per chi invece si confronta con il problema del “sedere piatto” e sogna natiche tipo ballerina di samba al carnevale di Rio, il rimedio si chiama gluteoplastica additiva. Ne esistono tre versioni: la gluteoplastica con protesi, quella con microinnesti di grasso autologo, denominata lipofillig (o, più propriamente, lipostruttura) e quella, più recente, con acido ialuronico.

Il primo metodo è indicato per quei pazienti che desiderino ingrandire e arrotondare  i glutei, ma, a causa della loro magrezza, non dispongano di un sufficiente accumulo di tessuto adiposo necessario all’operazione mediante lipofilling. Attraverso un’incisione di circa 6-7 centimetri, generalmente nella parte alta della regione glutea*1, vengono inserite delle protesi in silicone di ultima generazione, specifiche per l’uso (e molto diverse dalle protesi mammarie utilizzate nel 1969 durante il primo intervento del genere, finalizzato a correggere un’asimmetria di volume tra i glutei di una giovane donna); gli innesti infatti devono essere piuttosto robusti, in modo da sopportare il peso del corpo quando si è seduti. A seconda della silhouette, della qualità dei tessuti e del risultato desiderato, il posizionamento delle protesi (ovali o rotonde in base ai gusti del paziente) può essere sottofasciale, di rado sottomuscolare o, più comunemente, intramuscolare (la protesi viene collocata tra le fibre del muscolo). L’intervento, che dura circa due-tre ore, viene eseguito in anestesia generale e richiede un decorso post-operatorio di circa una settimana, al termine della quale vengono rimossi i drenaggi e la medicazione compressiva. Per ulteriori tre settimane è inoltre necessario indossare una guaina elastica ed evitare di dormire in posizione supina.

Sebbene dia risultati spettacolari, questo tipo di operazione porta con sé un rischio di complicanze sensibilmente più elevato rispetto agli atri interventi di chirurgia estetica e pari al dieci per cento. Tra gli effetti indesiderati più frequenti, compaiono seroma, asimmetria, contrattura o rottura della protesi e, più raramente, infezioni e spostamenti dell’impianto. Inoltre bisogna dire addio alle iniezioni intramuscolari sulle natiche: si corre il rischio che l’ago possa rompere la protesi.

Meno invasivo e con meno rischi al seguito, è la tecnica del lipofillig. Tramite una liposuzione, dalla regione dei fianchi e delle cosce esterne del paziente stesso, viene aspirata una quantità di grasso compresa generalmente tra gli 800 e i 2400 cc. Dopo un trattamento di decantazione, il tessuto adiposo così prelevato viene impiantato nei glutei: attraverso piccole incisioni di circa 3mm, vengono realizzati centinaia di micro tunnel, mediante i quali il grasso viene trasferito sotto la cute  e nella massa muscolare delle zone da ingrandire. Anche dopo l’intervento di gluteoplastica con microinnesti adiposi (generalmente eseguito in anestesia locale con sedazione) è bene indossare una guaina compressiva, ma in questo caso si può tornare alle normali attività già dopo 3-5 giorni. Come accennato, questa tecnica, che si è notevolmente perfezionata negli ultimi cinque anni, si è dimostrata estremamente affidabile e sicura, garantendo una riuscita ottimale con rischi minimi e di modesta entità. Malgrado ciò, la sua diffusione soffre di un importante limite: la scarsità di pazienti idonei. Non essendo utilizzabile nei pazienti magri, infatti, nella maggior parte dei casi non è in grado di rimpiazzare il più complesso ingrandimento con protesi.

Tuttavia, per quei pazienti che non hanno a disposizione sufficienti quantità di grasso, ma che disdegnano gli innesti in silicone, esiste una valida alternativa: la gluteoplastica con acido ialuronico. Si tratta di un trattamento eseguibile in anestesia locale, grazie al quale è possibile apportare qualsiasi correzione al  gluteo, a condizione che vi sia una copertura cutanea di almeno 2cm. L’unica grande limitazione è rappresentata dal graduale riassorbimento dell’acido; per mantenere il risultato estetico, infatti, il paziente dovrà sottoporsi a successivi trattamenti ogni due anni.

Quando invece, a causa dell’età o della scarsa attività fisica, è la gravità ad avere il sopravvento, ci si trova di fronte a un vero e proprio “crollo” della natica. In questi casi le condizioni della pelle, ormai priva di elasticità e tono muscolare, non consentirebbero di avere buoni risultati con nessuna delle tecniche finora descritte. Unica panacea è il lifting dei glutei, ossia l’asportazione chirurgica della pelle in eccesso e il sollevamento di tutta la zona, attraverso le  recenti tecniche di “sospensione profonda” dei tessuti (che vengono saldamente ancorati agli strati più interni). La cicatrice sarà abbastanza estesa, ma si potrà sempre coprire sotto il costume da bagno e, comunque, ne sarà valsa la pena!

Per chi ama biancheria sgambata, pantaloni a vita bassa e abiti aderenti (impietosi nel mettere in risalto le rotondità), un ultimo consiglio: prima di correre dal chirurgo, non bisogna dimenticare che lo sport può fare molto per mantenere ben tornito il lato B. Step, aerobica, spinning, nuoto, ma anche equitazione, sci e persino il più fanciullesco salto della corda possono davvero ridisegnare curve impeccabili.

E se proprio il risultato finale non fosse come quelli sulle pagine delle riviste glamour, rincuoratevi, donne di tutto il mondo, perché la perfezione la può regalare solo Photoshop!

Giulia Sonnino

 *1 Incisioni meno utilizzate sono poste nei solchi alla base dei glutei oppure al limite superiore degli stessi

TARTINE, CHAMPAGNE E … BOTOX: CHE LA FESTA ABBIA INIZIO!

30 Nov

Quando un party amichevole si trasforma in una seduta di chirurgia estetica

Metti una serata tra amici: immagina un salotto della “Roma-bene”, un carezzevole sottofondo musicale, l’illiminazione tenue, del buon vino, qualche stuzzichino… Metti una seduta dal chirurgo estetico: fialette di botulino, siringhe, anestetici, tamponi, cortisone, atropina e un po’ d’ovatta… Addiziona, ed ecco che ti ritrovi a un Botox party!
Si tratta dell’ultima stravaganza metropolitana, arrivata nella capitale direttamente da Los Angeles e che, come una nuova tendenza modaiola, sta conquistando gli ambienti più frivoli della buona società. In pratica altro non è che un rendez-vous con rinfresco, organizzato in un ambiente salottiero e in un clima informale, in cui si riuniscono molti amici, tutti con lo stesso gruccio: le rughe.

Tra una tartina al caviale  e un bicchiere di champagne, un intraprendente chirurgo illustra ai presenti i vantaggi che la tossina botulinica può apportare a un viso non più giovane, spazzando via i segni d’espressione inflitti dal tempo e causati proprio dalla contrazione dei muscoli mimici.  Solleticati dall’idea di dire addio alle sgradevoli rughe e zampe di gallina, gli invitati attendono con ansia l’ingresso dell’ospite d’onore; e finalmente eccolo che arriva: è il botox!

Cocktail in mano, i partecipanti si avvicinano alla “postazione medica”, dove si trova il divano, sul quale, uno a uno, si adagiano come fosse un lettino da visita. Il chirurgo, anestesista al seguito, procede allora con il ritocco: due punturine nei punti più critici, un po’ d’ovatta per tamponare qualche goccia di sangue e… la ruga è andata. Almeno per qualche mese. Intanto tutt’intorno si continua a ridere, a chiacchierare, a bere e ci si prenota per il prossimo giro! A fine serata gli “ospiti-pazienti”, ormai ridotti a una serie di facce mummificate, salutano soddisfatti il padrone di casa e, cosa non da poco, agguantano il biglietto da visita del chirurgo senza dover tirare fuori un solo euro. La serata infatti è una sorta di dimostrazione da parte del medico, il quale (visto l’effetto provvisorio dell’infiltrazione di botox) spera di ripetere l’operazione sul paziente trattato durante la festa qualche mese dopo nel suo studio…dove, naturalmente, il conto non sarà altrettanto leggero.

Se per un verso si può etichettare la faccenda semplicemente come l’ennesima frivolezza dell’alta società capitolina, d’altra parte  è importante mettere in guardia sui danni che una simile leggerezza può comportare. Numerosi esperti di medicina estetica, infatti, condannano duramente questo tipo di evento mondano, in quanto, a parte il vantaggio di un ambiente informale e del supporto psicologico di gruppo, sono troppi i rischi nei quali il paziente può incorrere; e neppure il risparmio economico della prima seduta può giustificare una tale superficialità. In primis c’è il pericolo che le inoculazioni non vengano eseguite correttamente: con il paziente sdariato su un divano e il chirurgo in ginocchio al suo fianco, è facile che si possano commettere delle imprecisioni. Non va poi sottovalutato il rischio di contrarre infezioni: un salotto, per quanto elegante e tirato a lucido, non sarà mai quell’ambiente asettico e igienicamente attrezzato adatto per un intervento medico. I pericoli di questa procedura inoltre non risparmiano nemmeno lo stesso chirurgo: spesso infatti, vista la mondanità dell’evento, al paziente non viene richiesto di firmare alcun consenso informato al trattamento; e, anche qalora questa formalità venisse espletata, in caso di controversie, il paziente potrebbe sostenere di aver firmato sotto l’effetto di qualche bicchiere di troppo o spinto dall’entusiasmo di gruppo. Le assicurazioni professionali infine potrebbero non coprire eventuali danni provocati da interventi svolti al di fuori delle strutture qualificate.

Nell’epoca dei lunch e dei brunch, degli appetizer e dei party modaioli, dei drink e degli after dinner, non è comunque concesso lasciare spazio all’approssimazione: e se il medico si presenta a casa con il botulino come fosse una bottiglia di vino (della serie “No botox no party!”), ditegli che avreste preferito  un bel mazzo di fiori!

Giulia Sonnino

MI SPOSO! REGALATEMI UN “RITOCCHINO”

27 Nov

Quando il matrimonio diventa l’occasione

per andare dal chirurgo estetico


 

I preparativi per le nozze…delizia e tormento dei fidanzati di tutto il mondo.

C’è da pensare alla location, al catering, agli addobbi, alla musica, ma soprattutto ad arrivare impeccabili all’altare. E allora via a cercare il vestito più bello e poi l’estetista, il parrucchiere, il truccatore…ma non finisce qui. Da oggi infatti nella lista di cose da fare prima del grande giorno compare una voce in più: un ritocchino dal chirurgo estetico!

Si chiama wedding surgery la nuova tendenza, che arriva direttamente dagli Stati Uniti e che sta contagiando molti sposini italiani, decisi ad affrontare il giorno più bello della vita al meglio della forma. Le nozze infatti vengono viste, tanto dalle donne quanto dagli uomini, come l’occasione giusta  per correggere qualche difetto che li perseguita da tempo. Nella maggior parte dei casi, infatti, non si tratta di un ghiribizzo dell’ultimo momento, ma di un desiderio coltivato a lungo e rimandato per anni, spesso a causa della spesa proibitiva o semplicemente perché non si trovava il coraggio o la scusa adatta. Ecco: la voglia di apparire speciale agli occhi del proprio partner e degli invitati, di sentirsi per un giorno come divi del cinema, di fermare il tempo negli scatti impeccabili che finiranno nell’album di famiglia…tutto questo rappresenta appunto “la scusa adatta” per eliminare la malefica imperfezione.

Alla base di questo trend c’è però dell’altro: la consuetudine, ormai ben radicata ai nostri giorni, di arrivare all’altare sempre più “maturi”. I dati Istat fissano l’età media intorno ai trent’anni, periodo in cui in genere si sono terminati gli studi e si è acquisita una certa stabilità economica; ma in cui si assiste anche ai primi rilassamenti cutanei e muscolari, al comparire delle prime rughe e, soprattutto, si è persa la freschezza caratteristica dei vent’anni. Da qui il desiderio del ritocchino. In cima alle aspirazioni delle future spose, un seno più abbondante, un lato B da urlo e la liposcultura, per ridurre il grasso in eccesso e rimodellare il corpo dove serve. Sul versante maschile, invece, il sogno di sbarazzarsi di quel naso importante o  di quelle dannate orecchie a sventola fa sì che rinoplastica e otoplastica siano gli interventi più gettonati.

Chi invece sta convolando a seconde nozze deve fare i conti con gli inestetismi propri della mezza età. Le donne, sovente già madri, cercano attraverso la chirurgia di riacquistare femminilità e sicurezza in se stesse, qualità che spesso vengono appannate durante la difficile fase del divorzio. Vogliono tornare ad avere un décolleté alto e sodo e la tonicità addominale persa con le gravidanze; non rinunciano inoltre a filler e botulino per appianare e riempire le rughe. Tale rimedio d’altronde non è disdegnato neppure dagli uomini, i quali, nell’intento di frenare il cedimento delle palpebre, lo associano spesso a un intervento di blefaroplastica. Molti inoltre ricorrono all’addominoplastica e alla liposcultura per far sparire le famigerate maniglie dell’amore e quell’antiestetica pancetta tipica di chi ha passato  troppe ore sul divano a guardare la televisione con la birra in mano.

Per i più caparbi, infine, che scelgono di recarsi all’altare per la terza (se non quarta) volta, le richieste mirano soprattutto a ritrovare la giovinezza: blefaroplastica e lifting per entrambi i sessi, mentre le donne, per superare i disagi che una forma anomala dei genitali potrebbe provocare nella sfera intima, ricorrono spesso alla chirurgia delle labbra vaginali (labioplastica).

Insomma, una radicale remise en forme prima del fatidico sì sembra ormai essere d’obbligo, ma bisogna stare attenti a programmare bene i tempi dell’operazione, se non si vuole correre il rischio di trovarsi sotto al velo ancora con i segni del chirurgo… E, come se non bastasse, non sono soltanto i futuri sposi a darsi un’aggiustatina: suocere e testimoni infatti non rinunciano ad apparire al meglio della forma e alla febbre da ritocco non scampano neppure loro.

Il fenomeno può anche far sorridere, ma è più radicato di quanto si possa credere, tanto che anche le liste di nozze si rimettono a nuovo, adeguandosi alle ultime mode. E così, se di questi tempi ricevete un invito per un matrimonio, non stupitevi se, al posto della batteria di pentole o del servizio di piatti da ventiquattro, gli sposi vi chiederanno un contributo per pagare il “restauro”… il loro, non dell’appartamento in cui andranno a convivere! Peccato per  i servizi da thè e lenzuola di lino ricamate a mano… ormai sono roba dell’altro millennio!

Giulia Sonnino Mimun

RUGHE A DIETA

27 Nov

Una pelle giovane si conquista a tavola

 

Con la comparsa delle prime rughe, ognuno di noi  inizia la sua personale perlustrazione nel mondo della cosmesi a caccia della soluzione più adatta ed efficace alle sue esigenze. Ed è così che, da un  giorno all’altro, si finisce sommersi da un mercato che offre centinaia di rimedi alternativi; si vagliano decine di prodotti di marchi più o meno prestigiosi, si sperimentano i consigli delle amiche, si passa senza impaccio dai rimedi delle nonne a quelli delle star, dai cetrioli sugli occhi alle creme costosissime, dagli appiccicosi impacchi fatti in casa alle infiltrazioni di acido ialuronico e botolino, dalle terapie termali a quelle (avanzatissime) con l’ossigeno iperbarico, fino a guardarsi allo specchio e decidere per la via del lifting. Ma prima di correre dal chirurgo estetico, si dovrebbe passare per la tavola…la buona tavola!

Secondo studi recenti, infatti, il segreto per mantenere una pelle giovane e sana sta proprio in una corretta alimentazione. Al contrario, i segni del tempo si fanno impietosi con chi si concede qualche prelibatezza di troppo. Sotto accusa stavolta non sono però né le calorie né il colesterolo. In questo caso, infatti, colpevoli degli effetti devastanti sulla nostra pelle sono gli AGE, che non indicano l’età espressa in inglese (anche questa del resto ha le sue responsabilità nella comparsa delle rughe!), ma l’acronimo di Advanced Glycosilated End products, ovvero prodotti finali di “glicazione avanzata”, veri artefici di molti danni ai tessuti cutanei. Si tratta di tossine generate dal legarsi di alcune proteine con gli zuccheri in circolo nel sangue, secondo quella reazione chimica alla base dell’invecchiamento della pelle, e denominata, appunto, glicazione. Gli AGE introdotti attraverso l’alimentazione si aggiungono a quelli prodotti dall’organismo, accumulandosi nei tessuti e formando “ponti intermolecolari anomali” (cross links) tra le fibre di collagene, che vengone così dannegiate. In pratica i tessuti cutanei diventano meno elastici, la pelle si irrigidisce e le rughe tendono ad accentuarsi.

Alimenti cotti ad alte temperature, troppo zuccherati o troppo elaborati, contenendo una grossa fonte di AGE, si rivelano dunque veri e propri killer per la nostra bellezza. Sul banco degli imputati finiscono così fritture, torte, pasticcini, ma anche carne alla brace e bibite in lattina, tutti colpevoli di “nutrire” le nostre rughe, aumentando di ben cinquanta volte la produzione di radicali liberi.

Non tutti gli zuccheri però sono così nocivi: quelli naturali, come  fruttosio e glucosio, vengono ben assorbiti dall’organismo, che li brucia e li trasforma in energia. Gli zuccheri “cattivi” sono invece quelli raffinati, come lo zucchero bianco e i dolcificanti contenuti per esempio nei dolciumi industriali e nelle bibite “light”. I prodotti diet, infatti, se per un verso ci danno una mano a mantenere la linea, dall’altro sono i primi a tendere lo sgambetto alla nostra pelle, favorendo l’insorgere di macchie e segni del tempo.

Demonizzare il cibo però non serve a nulla, se non ad aggravare i nostri sensi di colpa. Per mantenere una pelle giovane dovremmo quindi imparare a compensare qualche eccesso. La glicazione infatti aumenta se in circolo si trovano molti radicali liberi; per contenerla vanno perciò privilegiati cibi anti-AGE, come pane, pasta, riso (meglio se integrali), legumi, pesce azzurro (tonno, sgombro, sardine), frutta e verdura crude o cotte al vapore, agrumi, tanta acqua per idratare e, a sorpresa, cioccolato e vino rosso (ma senza esagerare!). Il menù antirughe però da solo non basta; deve essere associato a uno stile di vita sano: perciò dite addio a fumo, alcol e nottate da leoni; ma attenzione anche al sole. Se infatti un quarto d’ora al giorno di esposizione alla luce ci tiene al riparo da pericolose carenze di vitamina D, abbrustolirsi sotto i raggi ultravioletti può essere davvero fatale per la nostra pelle.

Per il popolo dei golosi, eternamente in lotta con la bilancia, da oggi c’è dunque una battaglia in più da combattere: quella contro  le rughe.

Giulia Sonnino Mimun