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CISTITE: PER MOLTE DONNE UNA COMPAGNA DI VIAGGIO ABITUALE

1 Lug

Al mare aumentano i rischi di contrarre questa fastidiosa infezione

 

Finalmente al mare! Ma al primo tuffo in acqua, ci risiamo: ecco riapparire puntualmente quella fastidiosa cistite, che ogni estate rischia di trasformare le nostre vacanze in un incubo.

 Si tratta di un’infezione tipicamente femminile, la più diffusa tra le infezioni urinarie, tanto che circa il 91 per cento delle donne ne è stata colpita almeno una volta nella vita. Ad esserne responsabili una serie di batteri (l’Escherichia Coli, lo Stafilococco e lo Streptococcus) che riescono a contaminare l’uretra, colonizzarla e risalire la vescica, infiammandola e dando così luogo a fastidiosi disturbi. Continuo e urgente stimolo a urinare, dolore e bruciore della vescica, gonfiore, fitte al basso ventre, e talvolta anche febbre e tracce di sangue nelle urine, sono i sintomi più comuni che accompagnano questa patologia, che si manifesta con più assiduità proprio durante i periodi di vacanza.

Viaggiare significa infatti anche modificare i propri ritmi e la propria routine e questo, talvolta, implica andare incontro a fastidiosi malesseri, di cui la cistite è uno degli esempi più comuni. Al mare, complice il cambio di clima e di abitudini, i fattori di rischio aumentano vertiginosamente: caldo e sudorazione sono i primi colpevoli, in quanto riducono la quantità di urina prodotta, determinando un incremento della concentrazione batterica nella vescica. L’ambiente umido, come quello determinato dal costume bagnato tenuto addosso per diverse ore, crea poi le condizioni ottimali alla proliferazione dei batteri e, di conseguenza, l’insorgere dell’infezione. Salsedine, sabbia e polvere contribuiscono anch’essi a far prolificare i microrganismi nocivi,irritando e quindi indebolendo le difese della mucosa vaginale, così come pure l’acqua di mare, che, soprattutto laddove non sia pulita, è spesso ricca di batteri coliformi. E non si salva dal contagio neppure chi sceglie la piscina: anche il cloro, infatti, impoverendo le difese immunitarie, favorisce l’insorgere del disturbo. Ad aggravare il quadro si aggiunge infine il fatto che nel periodo estivo cresce la cattiva abitudine di avere rapporti sessuali non protetti, e, con essa, si intensifica la diffusione di virus e batteri da un partner all’altro.

Per combattere la cistite, il primo passo da fare è quello di seguire alcune semplici regole comportamentali, in grado di minimizzare i fastidiosi sintomi e ridurre i tempi di guarigione. Durante l’infezione, sarebbe innanzitutto opportuno evitare i bagni al mare, così come tenere addosso lo slip bagnato (meglio cambiarlo subito con uno asciutto e preferibilmente di cotone). Nell’igiene intima è importante non abusare di lavande e detergenti, utilizzando esclusivamente quelli con pH 5, il più simile a quello vaginale. Bisogna inoltre svuotare la vescica ogni qualvolta si senta lo stimolo: trattenendo la pipì a lungo, infatti, si favorisce l’infezione. È importante poi guardarsi dagli sbalzi di temperatura, in quanto la vasocostrizione che ne deriva potrebbe accentuare l’infiammazione.

 Per scongiurare il rischio di contagio è utile tenere biancheria e asciugamani separati,  ma anche le abitudini alimentari giocano un ruolo fondamentale: è necessario, quindi, osservare una dieta povera di zuccheri, evitare cibi piccanti, alcolici, caffè, bevande gassate e fare particolare attenzione a coloranti e conservanti. Una dieta ricca di frutta, verdura e fibre è essenziale per tenere pulito l’intestino, così come bere molta acqua (l’ideale sarebbe due litri al giorno), utile per purificare la vescica ed eliminare le tossine dall’organismo. Un’ottima abitudine per prevenire la cistite è quella di assumere ciclicamente fermenti lattici vivi, un valido aiuto per rinforzare le difese immunitarie dell’organismo; inoltre è spesso consigliato l’utilizzo di mirtillo sotto forma di capsule (in grado di ristabilire il corretto pH della mucosa vaginale, impedendo ai batteri dannosi di attecchire alle pareti della vescica) e di uva ursina (un potente antibatterico naturale, che disinfetta le vie urinarie). Per lenire il bruciore esistono infine pomate specifiche da applicare localmente e, nei casi più gravi, diviene opportuno ricorrere all’uso di antibiotici. I rapporti sessuali sono da accantonare almeno nelle fasi più acute dell’infiammazione, per evitare che sfregamenti e microabrasioni possano peggiorare la situazione e, comunque, è opportuno utilizzare sempre il preservativo.

Insomma, se non vogliamo passare anche queste vacanze chiuse in cabina a combattere con quell’imbarazzante bruciore, non trascuriamo questi piccoli accorgimenti…potrebbero salvarci l’estate!

 Giulia Sonnino Mimun

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IN VACANZA COL PANCIONE? SÍ, MA CON BUONSENSO

2 Gen

Come godersi in tutta sicurezza l’ultima fuga romantica prima dell’arrivo del bebè

 

            Il lieto evento arriverà presto a scuotere la vostra vita. Una piccola creatura sta per entrare nella vostra quotidianità e presto vi accorgerete che i momenti di intimità con il vostro compagno si faranno sempre più rari: finiti i tempi delle scappatelle improvvise, abolito l’aperitivo del sabato sera e le cenette a lume di candela…presto, infatti, queste abitudini romantiche dovranno lasciare il posto a pappe e pannolini. Ma prima che arrivi il bebè a concentrare su di sé tutte le vostre attenzioni, perché non approfittare di questo momento prenatale per fuggire in vacanza e regalarvi un ultimo momento di tranquillità?

La gravidanza infatti non è una patologia e, a meno di particolari condizioni di rischio per la salute della donna e del feto, non vi è alcuna controindicazione a viaggiare, naturalmente con qualche accortezza in più del solito, ma soprattutto col buonsenso, a cominciare dalla scelta della destinazione.

Il mare, ad esempio, con l’aria ricca di iodio, con il suo clima mite e con la possibilità di fare lunghe nuotate, apporta innumerevoli benefici alla salute sia fisica che mentale di una dona incinta; tuttavia bisogna prestare molta attenzione al sole: una scorretta esposizione alla luce potrebbe infatti accentuare la comparsa dl cosiddetto cloasma gravidico (fenomeno cutaneo che consiste nella comparsa di macchie brune localizzate sul volto).

Anche la montagna (purché non si superino i 2.500 metri di altitudine) può essere una meta indicata, così come le città d’arte, dove è però opportuno organizzare le giornate in modo tale da poter effettuare delle soste, evitando di camminare senza riposo o di restare troppe ore in piedi in un museo.

Meno appropriate, invece, le mete esotiche, che andrebbero scartate, a meno che non si decida di partire con un tour operator in grado di garantire sulla salubrità dei luoghi e sulla presenza di strutture ospedaliere adeguatamente attrezzate in caso di emergenza. Per questo tipo di viaggi, sono tra l’altro richieste vaccinazioni assolutamente controindicate in gravidanza, che potrebbero mettere a rischio la salute della mamma e del bambino. Ma se proprio non volete rinunciare alle bellezze dei Paesi lontani, prendete qualche cautela in più: niente cibo crudo né ghiaccio, acqua solo in bottiglia, e mangiate esclusivamente cibo della cui  provenienza siete certi.

Sarebbe inoltre opportuno scegliere una meta di cui conosciate perfettamente la lingua: in caso abbiate bisogno di un medico, infatti, è importante che sappiate spiegare chiaramente i vostri sintomi e dare ogni indicazione necessaria per intervenire con efficacia e tempestività.

Per quanto riguarda il periodo, sarebbero da preferire le stagioni intermedie: nei mesi più caldi dell’anno o nelle destinazione con clima torrido, gli abbassamenti di pressione e il gonfiore alle gambe tipici della gravidanza  tendono infatti a peggiorare e ci si stanca con più facilità.

Relativamente ai tempi della gestazione, invece, il momento più indicato per programmare un viaggio coincide con il secondo trimestre:  dal quarto al sesto mese infatti il rischio d’aborto e i fastidi come nausea e vomito, tipici del primo periodo, in genere diminuiscono e la pancia non è ancora tanto grande da impedire di muoversi agevolmente. Inoltre, dopo il settimo mese non è possibile escludere la possibilità di un parto prematuro ed è dunque bene evitare mete eccessivamente lontane o non coperte da un efficiente servizio sanitario.

Ovunque decidiate di andare, è indispensabile portare sempre con sé tutti i documenti relativi alla gravidanza (analisi, ecografie, etc), nonché la tessera sanitaria. Inoltre, prima di partire, è comunque opportuno sottoporsi a una visita medica dal proprio ginecologo, il quale valuterà le vostre condizioni fisiche e sarà in grado di darvi il suo benestare sull’opportunità di affrontare un viaggio, nonché tutte le opportune indicazioni al riguardo.

Fondamentale è poi la scelta dei mezzi di trasporto, anche se per tutti vale una regola unica: non trascorrere troppo tempo sedute e immobili.

L’aereo è senza dubbio il  mezzo migliore per lunghi spostamenti, ma è comunque preferibile evitare i voli intercontinentali, proprio per non essere costrette a restare a lungo costipate tra i sedili. In previsione di ciò, al momento della prenotazione, richiedete un posto accanto al corridoio, in modo da potervi alzare agevolmente ogni qualvolta lo desideriate: muoversi spesso infatti è fondamentale per evitare crampi e gonfiori alle gambe, ma anche per scongiurare il rischio di tromboembolia.

Se scegliete di spostarvi in l’aereo, informatevi in anticipo sul regolamento della compagnia: anche se generalmente è consentito viaggiare in aereo fino alla 36esima settimana, alcune linee non accettano donne incinte dopo il settimo mese, per non rischiare un parto in quota!

Il caro vecchio treno è invece indicato per gli spostamenti di media durata, in quanto permette alla futura mamma di muoversi liberamente durante il viaggio o di prenotare un vagone letto dove poter riposare lungo il tragitto. Ma sui binari non tutto fila liscio, a cominciare dall’igiene: in gravidanza infatti è molto più probabile contrarre infezioni vaginali, come la candida o altri tipi di funghi; per questo è opportuno portare sempre con sé dei copriwater.

Nessun rischio particolare per chi sceglie di viaggiare in nave, anche se le normali oscillazioni dell’imbarcazione potrebbero accentuare il senso di nausea e vomito di cui spesso soffrono le donne nei primi mesi di gestazione. Per superare la chinetosi sono consigliati i braccialetti anti-nausea (solitamente prescritti per i bambini) che agiscono in modo non farmacologico. Se però decidete di partite per  una crociera, assicuratevi che a bordo vi sia un medico per tutta la durata del vostro soggiorno.

Sebbene in linea di massima anche una donna incinta possa guidare la macchina, è preferibile lasciare quest’incombenza a qualcun altro, per evitare inutili fonti di stress e di stanchezza.

Sconsigliati i viaggi superiori a due ore, specialmente d’estate, quando le temperature si alzano e il rischio di ritrovarsi imbottigliati in lunghe file autostradali cresce. In auto inoltre la posizione seduta e la scarsissima libertà di movimento tenderanno a far gonfiare le vostre gambe e le eccessive vibrazioni potrebbero sollecitare i crampi. Il consiglio è quello di fare spesso delle soste (ogni ora circa), in modo che la futura mamma possa sgranchirsi e riattivare la circolazione; cercate poi di bere molto e, per quanto possibile, di tenere sollevate le gambe. Al bando i viaggi-avventura in moto e fuoristrada!

Due ultime raccomandazioni: indossate capi e scarpe comode e non dimenticate di portare con voi i medicinali che assumete abitualmente: all’estero infatti potrebbe risultare difficile procurarsi la ricetta.

Se ne avete la possibilità e non ci sono controindicazioni mediche, non rinunciate, dunque, a una bella vacanza con il vostro compagno: potrebbe passare un bel po’ di tempo prima che possiate fare di nuovo un viaggio in due!

A prendere atto di questa esigenza è stato per primo il mercato del welness statunitense, che ha colto al volo l’occasione di soddisfare i futuri genitori desiderosi di regalarsi un po’ di distrazione e tranquillità. Negli Stati Uniti ne hanno fatto addirittura un nuovo trend: si chiama Babymoon, ed è una sorta di luna di miele prenatale completamente pensata per le donne in dolce attesa che, con l’imminente nascita del bambino, cominciano a veder sfumare le possibilità di riposarsi, rilassarsi e dedicare tempo e cure al proprio benessere. Protagonista della vacanza è proprio il relax, ottenuto attraverso pacchetti su misura, che prevedono soggiorni alle terme, sedute di rilassamento, servizi fotografici personalizzati, shopping e addirittura il servizio in camera ventiquattrore su ventiquattro, per soddisfare quella pazza “voglia” di fragole o dihamburger con patatine!

Oltreoceano il fenomeno è un vero e proprio successo, con circa 3 milioni di coppie all’anno! Da noi non è ancora molto diffuso,  ma sul web si possono già trovare numerose offerte speciali, con soggiorni dedicati proprio alle future mamme, con programmi anti-stress e trattamenti di bellezza.

Il viaggio diventerà così un indimenticabile momento di svago, utile per distrarsi dalle ansie legate alla gestazione, oltre che un’occasione per dedicarsi a se stessi e al partner prima dell’arrivo del piccolo di casa.

Giulia Sonnino Mimun

 

VINCI LO STRESS CON LA TERAPIA DEL DESERTO

28 Nov

Un’esperienza estrema, che aiuta a prendere le distanze dai problemi della quotidianità e rigenerarsi, contemplando i grandi spettacoli della natura

Scadenze impellenti, bollette da pagare, pressione sul lavoro, partner esigenti, figli a cui stare dietro e ore in macchina fermi nel traffico… Per chi vive in una grande metropoli sembra che ventiquattro ore non siano mai abbastanza per fare tutto; ed è così che stress, tensione e spossatezza divengono i compagni inseparabili delle nostre giornate.

Chi non desidererebbe allora “staccare la spina” e concedersi una seconda luna di miele in qualche meraviglioso paradiso tropicale?

Ultimamente però sembra che Bahamas, Seichelles, Antille e via dicendo non siano più in cima alla classifica delle mete più ambite per combattere l’ansia e ritrovare un po’ di benessere. L’ultimo trend del viaggio anti-stress, infatti,  si chiama “Desert therapy”. Appena battezzata da mass-media e tour operator, la “Terapia del deserto” promette di essere la soluzione a una vita frenetica, divenuta ormai insostenibile.

La “cura” consiste in lunghe camminate tra le dune di sabbia, immersi in spazi sterminati, dove i panorami possono essere assaporati fino in fondo, dove le stelle sono tanto brillanti da far sembrare di poterle toccare, dove i ritmi sono dati soltanto dal movimento dei cammelli, i giorni scanditi dalle albe e dai tramonti, gli anni contati a millenni ed è possibile scoprire il più bello di tutti i suoni: il silenzio. Il principio è quello di curare lo stress attraverso lo “spaesamento” che questi luoghi sconfinati generano nell’essere umano, abituato alla frenesia metropolitana. Spostarsi per il deserto stimola a liberare la mente, a scoprire i propri limiti, favorisce l’introspezione e aiuta a ritrovare sé stessi.

Ma non si tratta di trekking; le passeggiate nel deserto infatti sono alla portata di tutti e non serve essersi sottoposti ad allenamenti mirati prima di mettersi in viaggio. Le agenzie infatti propongono mete e percorsi differenti a seconda delle inclinazioni di ciascuno; e bastano solo tre giorni per dire addio allo stress dell’ufficio e dimenticare le code in tangenziale… La prima volta si può iniziare con un assaggio soft del Sahara, il deserto un tempo considerato ostile e impietoso e che oggi attira invece più turisti della Costa Smeralda: affascinante la parte arida e sassosa dell’erg libico; le isolate oasi egiziane, ricche di importanti monumenti storici; gli itinerari imperdibili del Marocco, dell’Algeria, nonché le immense dune della Tunisia. Quest’ultima è forse la meta più gettonata. Da Milano in un’ora e mezzo di volo si arriva nella splendida oasi di Tozeur: mille ettari di palmeto bagnati da duecento sorgenti d’acqua. Da qui si parte per le piste di sabbia sahariane, a piedi, a cavallo, con dromedario o, per gli appassionati di moto a quattro ruote, con il quad. A circa quaranta chilometri dall’oasi, vale la pena fermarsi per una sosta a Ong El Jemal, un promontorio roccioso a forma di collo di cammello (da cui prende il nome), che si affaccia sul lago salato di Chott El Jerid, regalando la vista di un panorama davvero mozzafiato; tanto da essere stato scelto come location cinematografica per le scene più romantiche del famoso film di Anthony Minghella “Il paziente inglese”.

Per i più audaci, che hanno voglia di spingersi oltre, la meta ideale è, invece, il Sudamerica: in Brasile si può ammirare un panorama di incomparabile bellezza offerto dalle alte dune di sabbia bianca e dai laghi di acqua cristallina del Parco di Lencois Maranhenses, il cosiddetto “Sahara brasiliano”; mentre in Bolivia si trova il Salar de Uyuni, la più grande distesa salata del mondo. Mete altrettanto suggestive, ma meno note, sono il deserto di Taklamakan in Cina, il Simpson Desert in Australia e il Kalahari, nell’Africa meridionale.

Infine, per tutti quelli a cui lo stress viene al solo pensiero di prendere un aereo, c’è il Désert des Agriates: con solo quattro ore di traghetto la Corsica vi attende per svelarvi i misteri di questo impenetrabile territorio.

Tra qualunque duna scegliate di perdervi, sapppiate che, finché dura l’immersione in quel mondo di sabbia, l’altro mondo (quello degli orari spietati, delle marce forzate imposte dal lavoro, delle arrabbiature, dello stress, del tempo che non ci basta mai) scomparirà; e, quando vi farete ritorno, per lo meno, avrete le batterie cariche!

Giulia Sonnino Mimun

I TRUCCHI PER NON FARSI ROVINARE LA VACANZA DAL JET LAG

27 Nov

Una cura vera e propria non esiste, ma, tra rimedi dolci e

qualche piccolo stratagemma, è possibile minimizzarne gli effetti

L’avete programmato da mesi e finalmente è arrivato il momento della partenza per il viaggio da sogno tanto sospirato. Ma se all’arrivo non volete passare i primi giorni di vacanza  chiusi in camera, intontiti dal jet lag, dovrete prendere qualche precauzione speciale.

La “sindrome da fuso orario” o da “sfasamento dell’orologio biologico” è uno dei disturbi più insidiosi per la quasi totalità delle persone che si mettono a bordo di voli intercontinentali: sballottati da un emisfero all’altro, alle prese con ritmi diversi, molti fanno fatica ad adattarsi ai nuovi orari. Il jet lag infatti altera i normali cicli biologici, causando malessere generale, che può manifestarsi sotto forma di stanchezza, nausea, nervosismo, depressione, tachicardia, mal di testa, inappetenza, irregolarità intestinale (diarrea o, al contrario, stipsi),  insonnia o sonnolenza.

Gli effeti variano a seconda del verso in cui si viaggia e sono più accentuati se ci si muove verso est: in questo caso infatti il numero di giorni necessari per ritrovare il benessere sarà pari a circa i due terzi del numero di fusi orari che si attraversano (se, ad esempio, se ne percorrono nove, ci vorranno più o meno sei giorni per recuperare il jet lag); mentre viaggiando verso ovest i giorni per riprendersi saranno la metà dei fusi orari (nell’esempio precedente, quindi, torneremo in forma dopo oltre quattro gioni).

I tentativi di arginare il problema sono a tutto campo. Purtroppo ancora non esiste una vera e propria cura farmacologica, ma per ora ci si deve accontentare dei cosiddetti rimedi “dolci”, in grado comunque di minimizzarne gli effetti: la buona vecchia melatonina resta il metodo più efficace per regolare il ritmo sonno-veglia; in alternativa si può ricorrere ad alcuni rimedi omeopatici e omotossicologici; ma nuovi farmaci sono in fase di sperimentazione e promettono di essere di gran lunga più efficaci di quelli attualmente in commercio.

Anche l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nel tentativo di recuperare le energie perdute in volo. Se si vuole anticipare il sonno, prima di andare a letto è opportuno scegliere cibi ad alto contenuto di caseomorfina (come latte e formaggi), di zuccheri e carboidrati (pasta, pane, dolci), che favoriscono il rilassamento e inducono il sonno; al contrario, per restare svegli più a lungo, bisogna assumere sostanze nervine, come caffè e cioccolato, nonché preferire alimenti altamente proteici, che danno energia e quindi aiutano a restare svegli.

Per prevenire i disturbi ancor prima di mettersi in viaggio, può essere utile seguire i consigli del dottor Charles Ehret. Secondo il cronobiologo americano, nei quattro giorni che precedono la partenza, bisognerebbe alternare un giorno di dieta libera a uno di dieta leggera (pasta con poco burro o sugo di pomodoro, carne bianca cotta ai ferri, verdura cruda e frutta). Inoltre, per aiutare l’orologio biologico, già da un paio di giorni prima del viaggio, si possono adottare semplici accorgimenti definiti “tecniche di pre-adattamento”, come consumare i pasti e coricarsi secondo l’orario in vigore nei paesi di destinazione.

Ma c’è anche chi arriva a considerare rimedi più estremi: secondo uno studio di ricercatori della Harvard Medical School e del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston, contro la sindrome del jet lag occorrerebbe cambiare drasticamente la routine alimentare, saltando i pasti per circa 16 ore. Così facendo si ingannerebbe il cervello, il quale, oltre a tener conto dei giorni in base alle fasi sonno-veglia, si regola anche sull’orario dei pasti. In tal senso, dunque, cambiando l’orario del cibo sembra che sia possibile modificare anche quello del sonno, velocizzando in tal modo il processo di adattamento.

Ma spesso sono gli accorgimenti più semplici a essere i più utili: nei giorni pre-decollo è importante evitare lo stress, condurre una vita regolare, adottare una dieta leggera e rinunciare al vino. Una volta in volo, per quanto tentati dal bicchiere di prosecco offerto in business class, meglio farsi versare dell’acqua o del succo di frutta: l’effetto combinato di alcol e altitudine infatti peggiorerebbe notevolmente i sintomi del cambio di fuso orario.

Quando finalmente si è toccata terra, è importante cercare di abituarsi il più in fretta possibile ai ritmi del Paese d’arrivo. Per cui, giunti a destinazione, se fuori c’è il sole, uscite per fare una bella passeggiata: la luce infatti è un eccellente orologio naturale su cui l’organismo regola i suoi ritmi, in quanto inibisce la produzione di  melatonina (l’ormone che ci dice “quando andare a letto”).

Tra gli altri trucchi per ridurre al minimo i disturbi, ci sono compagnie aeree che si danno da fare, offrendo ai propri clienti consigli personalizzati sulla base del tipo di viaggio e delle abitudini personali dei singoli viaggiatori. C’è poi chi fa appello ai segreti dell’aviazione e persino della Nasa: l’agenzia spaziale ha messo appunto una tecnica di alternanza fra sonnellini di 26 minuti ciascuno e tazze di caffè. Nonostante l’apparente contrasto, il metodo sembra funzionare: il caffè infatti agisce soltanto dopo quindici-trenta minuti, risvegliando quasi meccanicamente il viaggiatore che, nel frattempo, si è rigenerato grazie la pisolino. Per gli uomini d’affari, infine, saranno a breve disponibili camere d’albergo “anti-get lag”, con luci e finestre appositamente studiate, cuscini e materassi speciali e sveglie non troppo assillanti! Sono proprio i manager, infatti, costretti a  spostarsi frequentemente su voli transoceanici e senza la possibilità di riposarsi adeguatamente una volta giunti a destinazione, i più colpiti dal problema. Ma se il viaggio è di breve durata, come spesso avviene per i viaggi d’affari, è più utile mantenere l’orario d’origine, piuttosto che tentare di adeguarsi a quello locale.

Il malessere da jet lag, comunque, non colpisce tutti: un viaggiatore su tre non risente affatto del cambiamento dei ritmi: chi è abituato a dormire poco e addormentarsi a tarda notte ha una sorta di scudo naturale e riesce più facilmente  a sopportare il cambiamento d’orario. Il richio di penare maggiormente è invece più alto per chi è metodico e segue orari precisi nelle attività quotidiane, svegliandosi di buon’ora e andando a letto presto.

Gli unici a non doversi preoccupare di tutto questo sono i bambini piccoli: fino a due anni infatti si adattano con estrema facilità al nuovo fuso, in quanto i loro ritmi biologici non sono ancora perfettamente stabiliti e, anche crescendo, i ragazzi risultano molto più elastici degli adulti a superare qualche piccolo problema di sonno.

In ogni caso è importante non dimenticare che qualche giorno di adattamento è necessario anche quando si torna a casa: quindi evitate di rientrare proprio il giorno prima di andare al lavoro… se non volete rischiare di addormentarvi sulla scrivania!

Giulia Sonnino MImun