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IN QUEI GIORNI… STOP AL SESSO!

1 Dic

Dai testi sacri insegnamenti preziosi

per la salute della donna

È scritto nella Bibbia: “Se una donna avrà un flusso che sia di sangue proveniente dai suoi genitali, ella dovrà rimanere distaccata dal contatto con il marito per sette giorni a causa del suo stato di impurità mestruale”. E ancora: “Ma se sarà guarita dal suo flusso, conterà sette giorni e dopo il bagno rituale sarà pura” (Levitico, 15, vv.19, 28). In virtù dell’immenso valore spirituale di cui sono portatori, i precetti racchiusi in questi versi costituiscono senza dubbio uno dei pilastri fondamentali dell’ebraismo, ossia le leggi della “purità familiare”. Molto brevemente, esse si possono riassumere nella seguente maniera: al termine del ciclo mestruale la donna effettua un controllo accurato delle parti intime per accertarsi che non sia presente alcuna traccia di sangue. Lascia poi trascorrere altri sette giorni (detti “giorni bianchi”) durante i quali verifica l’assenza di residui o tracce di sangue. Infine, al termine di questa settimana, si immerge nel mikvè, il bagno rituale, ossia una particolare vasca costruita in base a norme dettate dalla legge ebraica. A partire dall’inizio delle mestruazioni e fino all’avvenuta immersione nel mikvé, a marito e moglie è dunque proibito avere rapporti intimi.
Ma gli sposi di Israele non sono gli unici a doversi astenere dal sesso durante il ciclo mestruale. Anche l’Islam infatti pone un divieto simile. Il Corano dice: “Ti chiederanno dei mestrui. Di’: Sono un’impurità. Non accostatevi alle vostre spose durante i mestrui e non avvicinatele prima che il sangue finisca e non si siano purificate. Quando poi si saranno purificate, avvicinatele come Allah vi ha comandato” (Sura al-Baqara, II, v.222).
Nei secoli pre-Cristiani il tabù del sesso durante le mestruazioni era comune anche a molte civiltà antiche, per le quali, non solo le donne erano considerate esseri “impuri” nel corso di questi periodi, ma correvano il pericolo di trasmettere ad altri la loro impurità, come testimonia Plinio il Vecchio nel suo Naturalis historia.  Nessuna meraviglia dunque se i Padri Latini del IV-V secolo reintrodussero questa linea di pensiero anche nella morale cristiana.

Ma tornando ai dettami del Vecchio Testamento, i precetti sulla purità familiare dettati a Mosè  quasi quattromila anni fa possono parere alquanto eccentrici o arcaici agli occhi di chi stenta a coglierne il valore. Oggi, tuttavia, anche gli scienziati riconoscono che queste leggi affondano le loro radici in una conoscenza approfondita dell’anatomia umana. Soltanto nel corso degli ultimi decenni, e grazie all’impiego di strumenti sofisticati messi a disposizione dall’odierna tecnologia, tale sapere è stato rivelato anche dalla scienza. Di recente si è inoltre scoperto che tali prescrizioni sono in grado di offrire soluzioni efficaci a determinati problemi di salute o relazionali che colpiscono molte coppie: le norme concernenti questo importante precetto – ammettono gli studiosi – sono state dettate in base a nozioni approfondite nel campo medico, in quello psico-ormonale nonché in quello sociale, nell’ambito dei rapporti di coppia.

Dal punto di vista cronologico vi è  una precisa corrispondenza fra la tradizione ebraica e la scienza medica nell’ambito delle tre fasi che suddividono il ciclo mestruale della donna. Nella prima fase la membrana mucosa che riveste le pareti interne dell’utero si scolla e si rompe, causando la perdita sanguigna. Nella seconda fase, l’utero ricrea la mucosa distrutta, preparandosi ad accogliere e nutrire il feto. Grazie a moderni strumenti di ricerca, la scienza è giunta alla conclusione che il processo di creazione della nuova mucosa copre un periodo di sette giorni esatti a partire dal termine della mestruazione. In seguito a ricerche condotte nell’ultimo decennio nel campo del tumore uterino, venne alla luce anche il fatto che, fino alla conclusione di questa fase, l’utero acquisisce una consistenza spugnosa, rischiando di assorbire batteri estremamente pericolosi provenienti dall’esterno e aumentando così i rischi di contrarre gravi patologie. La separazione della coppia durante i giorni prescritti consente dunque di evitare malattie alle quali le donne sarebbero invece esposte in caso di rapporti sessuali.

Sono numerosi i dettagli e le ripercussioni dei precetti concernenti la purità familiare sui quali ci si potrebbe ancora soffermare, ma mi limito di seguito a discutere della terza fase: quella dell’ovulazione, in cui la cellula denominata ovulo, che dovrebbe trasformarsi in feto, si stacca dall’ovaia. Il momento in cui avviene l’ovulazione corrisponde esattamente al termine della formazione della mucosa uterina (la cui funzione sarebbe quella di accogliere il concepito e nutrirlo). Ne emerge un fatto degno di nota: il giorno dell’immersione nel mikvé, in cui marito e moglie ritrovano l’intimità provvisoriamente abbandonata, è anche il giorno ottimale per il concepimento. Circostanza ben conosciuta dagli antichi saggi, che nel Talmud* la menzionarono in questi termini: “La donna può concepire soltanto in prossimità dell’immersione”.

Ancora da un passo del Talmud è dato un ultimo spunto alla nostra riflessione: “Per quale motivo la Bibbia dice che il periodo di impurità mestruale dura sette giorni?”. “Perché il marito si abituerebbe troppo a lei e se ne stancherebbe”. Queste parole gettano nuova luce sugli aspetti psicologici della purità familiare, fornendo un importante contributo alla riflessione per chi vorrebbe risolvere i complessi problemi che al giorno d’oggi colpiscono numerose coppie: la noia, il disinteresse e i sentimenti di estraniazione che spesso creano profonde fratture nella vita coniugale.

Giulia Sonnino

 

*Testo sacro dell’ebraismo contenente le discussioni avvenute fino al II secolo d.c. tra gli antichi sapienti circa i significati e le applicazioni dei passi del Pentateuco.

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